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E' la vigilia di Natale e ancora
devo lavorare, alcuni allievi della mia scuola di volo hanno solo oggi
disponibile, e poi è una bella giornata, fredda forse, ma il cielo è di un
azzurro come solo d'inverno può esserlo. Arrivo al campo di volo, benzina,
controlli, un briefing prevolo e poi via! Il P 92 stacca le ruote dall'erba
gelata puntando all'azzurro del cielo. Mentre l'allievo che ormai è quasi a fine
corso sale a 90 km/h, ho tempo di pensare. Penso alla terra laggiù, vicina eppur
lontana, con quelle spruzzate rade di neve sui monti, sembra un gigantesco
presepe.
Ecco siamo arrivati a 1500 piedi, faccio fare un livellamento, ok, l'allievo si
comporta ottimamente, non avrà problemi a superare l'esame di fine corso.
Penso che oggi è la vigilia di Natale, ma il mondo non è più buono del solito,
nonostante la ricorrenza tutto sembra a poco a poco peggiorare sempre più.
I prezzi salgono, gli stipendi no, la borsa stenta, i conflitti sociali, la
politica che è solo far carriera... ecco mi torna a mente una vecchia canzone,
"Dio è morto", quanto tempo, eravamo ragazzi. Dio è morto cantava Guccini! E poi
è risorto... forse chissà, personalmente dopo tanto cielo vissuto in tanti anni
mi sono sorpreso a cambiare idea più volte. Dio, già... io penso che esiste e
non è sempre stato così, ma penso che non sia come perlopiù lo immaginiamo...
penso a Dio come quello che ho intorno e anche a me e a tutti gli altri... forse
Dio è l'universo in tutta la sua grandezza e complessità. Vedo un paesino là in
basso sperduto tra le montagne... e mi viene che forse, si noi siamo parte di
Dio, noi stiamo a Dio come le cellule del nostro corpo stanno a noi, vive eppure
inconsapevoli del nostro pensiero.
Una nuvoletta solitaria si para lungo la rotta in lontananza, è piccola e
isolata, dico all'allievo che ci passeremo dentro, tanto ci sono ampi margini di
sicurezza, così gli faccio provare l'esperienza del calo di visibilità ed il
rischio di disorientamento spaziale, ma c'è tempo è ancora lontana, e ancora
torno a pensare.
Mi sorprendo sorridendo un poco a immaginare Gesù, Buddha, Maometto, Confucio...
tutti i grandi fondatori di religioni, intorno ad una tavola uniti amabilmente
in una cena comune; li immagino bonariamente infastiditi da questa umanità che
nonostante tutti i loro sforzi devia continuamente dal giusto equilibrio...
l'umanità che lavoraccio!, penso che hanno ragione eppure il creato è così
bello. Sono perplesso, ma la nuvoletta è arrivata e mi distolgo dai miei
singolari pensieri.
Entriamo dentro alla nube mentre spiego all'allievo che contando lentamente fino
a dodici inizierà a perdere pian piano l'orientamento fino a perdere del tutto
il controllo. Lui mi guarda tranquillo, dice che gli sembra impossibile, cosa
può fare quella nuvoletta inoffensiva?
Entriamo in nube, uno... due... tre... dodici, guardo in faccia l'allievo che da
tranquillo si è pian piano trasformato in una maschera di sconcertata
confusione.
Faccio compiere un giro completo di vite (così imparerà bene la lezione!) poi
tolgo tutto motore, riprendo l'aereo e contemporaneamente spuntiamo a muso basso
fuori dalla nuvola.
Accidenti! tuona l'allievo, non avrei mai creduto!, io sorrido, ma il sorriso
piano piano mi scompare dalla faccia...
L'allievo ammettendo di essersi perso mi chiede la rotta per il prossimo
riporto... Non so come dirglielo, non la so!
Il terreno scorre perfettamente visibile ma sconosciuto a 3000 piedi circa sotto
di noi. Anche il sole è strano, erano le dieci di mattina e ora sembriamo al
tramonto!
lo guardo assorto, quasi scocciato, non capisco... mi schiarisco la voce
cercando di mostrare sicurezza e gli dico: segui la costa in direzione
sud-ovest!
Lui esegue in silenzio, io mi affanno a guardare meglio il paesaggio.
Costa? Ma che ci fa la costa lì! Eravamo tra le montagne! E poi costa in
direzione sud-ovest non ce ne è nelle Marche... ma che cavolo è successo?
riportato a pensieri assai più concreti guardo la benzina, abbiamo ancora un'ora
e mezza di volo poi o trovo dove posare le ruote o...
L'allievo mi scuote, indica con forza dalla sua parte, in una zona che io non
potevo vedere dal mio posto. Una grande stella cadente con la sua coda luminosa
procede quasi parallela alla nostra rotta. La sua traiettoria non sembra
prevedere un impatto e io più d'intuito prendo i comandi e la seguo. Si abbassa
sull'orizzonte, dopo un tempo che non saprei definire vedo che si dirige verso
il margine di una zona densa di puntini luminosi, forse un piccolo centro
abitato.
Nel frattempo incredibilmente si è fatta notte, il mio allievo tiene lo sguardo
fisso dinanzi a noi senza parlare, è sotto shock e lo capisco... Piloto quasi in
automatico l'aereo, per abitudine accendo le tre luci di posizione per la
navigazione notturna.
Siamo bassi ora, per seguire la stella, 200 piedi non di più. Sotto uno
spettacolo incredibile! Una moltitudine di persone in ordine sparso si sta
radunando di fronte ad una grotta, vedo bene perché la folla già arrivata ha
acceso molti fuochi.
Che strani i loro vestiti, i greggi di pecore che qualcuno parcheggia qua e là!
E la stella che sempre più luminosa rallenta fino a sembrare ferma sullo zenit
della grotta.
Ora vedo in basso tre carovane con cavalli e cammelli, in testa ad ognuna quello
che sembra il seguito di un nobile o un re dei tempi andati. Mi guardo intorno e
capisco...
Dove siamo?! mi chiede smarrito l'allievo. Guardo in basso e gli indico con una
nuova sicurezza: la Galilea... ma non capisci? quella non è una stella cadente,
è una cometa! E dentro quella grotta scommetterei che ci sono un bue e un
asinello.
Per circa trecento anni, prima di
estinguersi del tutto, i pastori tuareg tramandarono oralmente ai figli la
leggenda di tre piccole luci, una verde, una rossa e una bianca che sembravano
volteggiare in formazione perfetta facendo uno strano rumore, un po' più basse
della stella cometa.
Un visitatore tra tanti venuto a rendere omaggio ad un momento magico.
Quella era una notte unica, per una parte del mondo l'anno zero, la notte in cui
nacque Gesù.
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