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l' argomento di Febbraio 2012

Il piacere del brivido...

I dati di alcune ricerche scientifiche hanno cercato di dimostrare che questo tipo di attività sportive possiedono la capacità di aumentare la “secrezione di adrenalina”.  Tale  secrezione, associata al bisogno di rischiare, alla tendenza a ricercare sensazioni estreme e alle attitudini eccentriche, attiva un’esperienza denominata “combatti o fuggi” in grado di provocare  “brividi”.  Nelle persone che ricercano frequentemente questo tipo di attività i “brividi” sono vissuti piacevolissimi.

In situazioni, quindi, in cui ci si confronta con elementi incerti e non abituali, come, per es., il rapporto con il vuoto, si aziona il rilascio fisiologico di neurotrasmettitori. L’organismo produce, cioè, abbondanti sostanze chimiche naturali ( ad es. la dopamina) , che tendono a generare sensazioni piacevolissime.

L’attrazione abituale verso queste attività estreme comporta anche la presenza di un numero minore di ricettori di dopamina nell’organismo, per cui tali persone  tendono a ricercare un tipo di attività volta ad attivarne una sovrapproduzione.

Vi sono, altresì, persone che sviluppano forme di “tolleranza al brivido” (si abituano alla sfida estrema) e ricercano un’ulteriore sfida per “sentire il brivido”, diventando, così, meno capaci di valutarne il rischio. Sono persone essenzialmente centrate sui propri bisogni.

Infine, vi sono persone che affrontano queste sfide come se fossero una sorta di “vaccino contro la paura”,   una specie di ricerca di sicurezza in situazioni incerte, vissute come un modo per superare i propri timori. Una vera e propria battaglia alle insicurezze personali, un modo per imparare a gestire le proprie inquietudini e allora ci si sottopone ad allenamenti preparatori che rassicurano circa la possibilità di controllo del rischio come anche ad una preparazione mentale. Ci si dà la possibilità di trasformare il terrore in

ebrezza della paura”.

Ma esiste anche un vero e proprio aspetto oscuro della ricerca del brivido, ben distante dalla canalizzazione di certi bisogni umani in imprese fisiche e sportive: esso è rappresentato da coloro che tendono a rischiare in modo negativo, quelli che soddisfano i propri bisogni di avventura attraverso attività autodistruttive, (per es., correre in auto)
In queste situazioni il bisogno di ricercare il brivido si combina ad un sistema di valori deteriorato e quindi a tendenze comportamentali negative , incrementato da un alterato senso della vita: il risultato è il perseguimento della propria passione, ponendo a rischio sé e altri.

Dipendenza da “brivido” fisica e psicologica.

A piccole dosi ( un volo  e/o veleggiamenti della durata inferiore ai 30/40 minuti) il “volo” provoca all'interno dell'organismo una secrezione abnorme di adrenalina, di serotonina e di endorfine - gli ormoni del piacere- provocando  sensazioni di euforia, soddisfazione e finanche un acuto senso di felicità e di completezza.
La sensazione di euforia ed eccitamento è massima nella fase iniziale (decollo) a causa dell'iniziale secrezione di adrenalina, e viene gradualmente sostituita da un'emozione più intensa, simile alla gioia e alla commozione, nel corso del volo (endorfine e serotonina).
Dopo l'atterraggio, in alcune persone, torna la sensazione di euforia accompagnata in quasi tutti da una intensa soddisfazione, sempre a causa delle endorfine e della serotonina.

Ma il “volo” può rivelarsi molto azzardato soprattutto in caso di “abuso”.
Per “abuso” si intende il consumo eccessivo laddove questo non sarebbe consigliato, ad esempio in caso di condizioni fisiche inadeguate della persona o condizioni atmosferiche che suggeriscono di rimandare il “volo”.

 L'assuefazione, invece, si verifica quando l'organismo si adatta all’attività  e le “consuma” ripetutamente ad intervalli più o meno ravvicinati.

La tolleranza si verifica quando l'effetto di “piacere” diminuisce con l'uso continuo ed  si è costretti a “volare” sempre più  per avere lo stesso effetto ottenuto all'inizio.

La dipendenza si manifesta concretamente in una serie di sintomi specifici “dell'astinenza”, che si presentano se viene interrotta l’attività.  
Tali “crisi” si manifestano solitamente a distanza da due/tre giorni , stante l'impossibilità di ripetere l'esperienza entro tale lasso di tempo, e sono acuite dal verificarsi di condizioni avverse (maltempo). La persona  può avvertire  nervosismo, irritabilità, insofferenza, tristezza, incapacità di concentrazione su altre attività, che svaniscono completamente solo al momento del “volo”.

Per alleviare tali sintomi taluni , nell'impossibilità di “volare, per es., a causa di condizioni avverse,  svolge  ugualmente l’attività  oppure cercano  palliativi. Altri  consultano i maggiori siti metereologici svariate volte al giorno, leggono e scrivono sul “volo”, attivano meccanismi sociali di appartenenza al gruppo di persone che condividono la stessa “passione”.

E’ possibile riscontrare anche l’ “effetto flashback” dove, anche senza “volo”, il ricordo  provoca nella persona la secrezione degli stessi ormoni coinvolti durante il volo, attenuando gli effetti di disagio dovuti all’ inattività.

Scrivendo mi sono resa conto che mi si sono attivati i meccanismi fisiologici ed un po’ di adrenalina in più scorre dentro di me! Quasi quasi mi è venuta voglia di farmi un bel
“voletto” oppure un “giro” in mongolfiera (in tv sto vedendo tante Mongolfiere colorate che si alzano tutte insieme in Turchia!!! Meraviglioso!)

E poi il ricordo della mia esperienza in Sardegna su un “piper” è vivissimo e piacevolissimo! Che bellissima avventura….anche rischiosa però! Ma questa è un’altra storia... e chissà forse prima o poi mi verrà voglia di condividerla con voi!

Che bello “volare” anche nei ricordi di esperienze passate difficili da dimenticare!

Venitemi a trovare nel FORUM sarò lieta di rispondervi.

 

Gli argomenti trattati e da trattare  : 

 

Gli sport estremi                            (dicembre 2011)

 

La Motivazione                               (gennaio 2012)

 

Essere amanti del brivido              ( febbraio 2012)

 

La valutazione del rischio

e la prudenza                           (marzo 2012)

 

Approfondimento sulla

valutazione del rischio

e la prudenza                                              ( aprile 2012 )  

 

L’errore                                           ( maggio 2012)

 

La Sicurezza                               ( giugno 2012)

 

Curriculum vitae

 

Psicologa , Psicoterapeuta Rogersiana

 iscritta all' Albo degli Psicologi del Lazio:

Dott.ssa Fiammetta Favalli

 

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La valutazione del rischio

marzo 2012

 

Essere amanti del brivido

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